CO FED 31/08/2008L'Italia vince il Latinum Certamen. Mamleev e Stalder senza rivali nella long
Se è vero che una manifestazione sportiva a cadenza annuale si impone di far dimenticare ad ogni nuova edizione i successi delle edizioni precedenti, allora possiamo subito fare una considerazione: l’Erebus Vicenza nel 2009 avrà i suoi bei grattacapi! Non sarà facile, infatti, far dimenticare i 3 giorni passati sull’Altopiano dei Sette Comuni ai 500 orientisti (il venerdì), o 600 (il sabato) o quasi 1000 (nella giornata odierna di domenica) che si sono cimentati negli Highlands Open 2008, manifestazione internazionale giunta alla ottava edizione che ha fatto da cornice al Latinum certamen o Coppa dei Paesi Latini. Non sarà facile togliersi dalla testa gli arrivi dei campioni del mondo universitari Tomas Dlabaja e Seline Stalder che venerdì hanno domato la difficile carta di Val di Nos, così come sarà impossibile non riecheggiare gli applausi, il tifo ed il calore del pubblico (anche non orientistico, alcune centinaia di persona accalcate attorno all’ultima lanterna ed all’arrivo) percepito sabato ad Asiago durante la disputa della prova Elite sulla distanza sprint. E coloro che hanno vissuto oggi l’esperienza della Coppa Italia a Cesura di Roana non dimenticheranno tanto facilmente le insidie, le trappole ed i percorsi di Cristian Bellotto da affrontare con non meno del 100% della propria concentrazione e preparazione atletica! Cristian e l’Erebus Vicenza, dopo aver stupito e lasciato l’acquolina in bocca ai campioni nelle due prime giornate di gara, schierano per la prova di Coppa Italia sulla lunga distanza non una, non due ma ben tre carte che in passato (prese singolarmente) sono state già teatro di gare internazionali: Kubelek, Lekle e Val Magnaboschi. Le uniscono in un “lenzuolo” formato matrimoniale in scala 1:10.000 e realizzano in unica soluzione una competizione che arriva a comprende ben 3 gare distinte: si parte con sequenze di punti fitte, nella zona carsica del bosco in mezzo alle rocce ed ai mille dettagli; dove già parecchi atleti di rango mondiale vanno a gambe all’aria nel tentativo di mantenere alto il ritmo di gara. Poi, come Cristian Bellotto ci ha già abituato in passato, arriva la parte di trasferimento… trasferimento: non è proprio una passeggiata! Innanzitutto perché si tratta di fare delle scelte di percorso che risulteranno decisive per la composizione della classifica Elite: la montagna si affronta da destra o da sinistra? Se Tomas Dlabaja (Rep. Ceca) afferma candidamente di essersi fermato un minuto e mezzo a pensare alla direzione da prendere… ed alla fine di non essere affatto convinto della bontà della propria scelta! Se Alin Ionut Zinca (Romania) sottolinea di aver perso il podio proprio per una errata interpretazione del trasferimento… Il bello è che uno ha “aggirato la montagna” da una parte ed uno dall’altra! Perché sono stati tanti i campioni giunti al traguardo poco convinti delle proprie doti di navigazione. Infine la terza parte di gara, ovvero la terza gara: un bosco appena più scorrevole, ancora con tante rocce. Ma… dove vai se le energie ormai sono ridotte al lumicino? Impossibile cambiare ritmo se l’ago della benzina segna il rosso: lo dice Giancarlo Simion autore di una prima metà gara da incorniciare e di una seconda metà, purtroppo, da dimenticare. Lo dice la campionessa del mondo sulla lunga distanza (proprio su questa distanza!) Dana Brozkova che si deve accontentare del terzo posto. Lo dicono anche parecchi ex-Elite che nelle categorie master perdono il podio proprio nelle battute finali.
La notizia del giorno, a dispetto dei “titoli” di testa dei giorni scorsi trasmessi da chi scrive, è che l’Italia ha conquistato per il secondo anno consecutivo la Coppa dei Paesi Latini. La squadra composta da Giancarlo Simion, Michela Guizzardi (che oggi ha concluso la prova pur essendo partita già infortunata), Jonas Rass, Nicole Scalet, Tommaso Scalet e Carlotta Scalet, ha ricevuto il trofeo che, come da protocollo, era stato appena riconsegnato dal coach Massimo Bianchi. La classifica finale reciterebbe una vittoria svizzera (peraltro con 6 atleti ben poco “latini”…) ma il regolamento del Latinum Certamen prevede che ogni nazione entri nella Coppa dei Paesi Latini dopo un anno di “partecipazione ad invito”. Questo è stato l’anno della Svizzera, che quindi potrà prendere parte alla competizione solo a partire dal 2009, quando il Latinum certamen si disputerà in Brasile. Un po’ di sorpresa da parte degli atleti, ma nessuna polemica al termine di questa tre giorni di gare che, Latinum Certamen o non Latinum Certamen, ha accontentato i palati più fini sia degli Elite che dei giovani delle nazionali juniores cimentatisi senza esclusione di colpi.
Elite, dunque. La gara di oggi, già descritta nella forma e nel contenuto, ha visto la franca vittoria in campo maschile di Mikhail Mamleev (Sport Club Merano): per la serie “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Note le qualità tecniche di Misha, nota la sua forza atletica sviluppata nella lunga tratta di trasferimento (35 centimetri di linea color magenta… ma a junior e veterani non è poi andata molto meglio!), poco più di un minuto di errore in una gara long così insidiosa e la vittoria è servita: in poco meno di 90 minuti di gara Mamleev si è portato a casa una nuova vittoria in Coppa Italia ed ha così intascato anche il montepremi. Alle sue spalle il capitano della squadra elvetica Benno Schuler, staccato di un minuto esatto, e a due minuti il giovane svizzero Rafael Huber che ha tenuto la testa della classifica a lungo prima di cedere lo scettro. Solo quarto il romeno Ionut Zinca, deluso all’arrivo per aver patito un cedimento fisico proprio nel finale dopo il lungo trasferimento. Il vincitore di venerdì Tomas Dlabaja si è dovuto accontentare di un posto nei primi 10 preceduto da Klaus Schgaguler (Gronlait) ed Alessio Tenani (Forestale). In campo femminile tutti gli orientisti attendevano ovviamente Dana Brozkova. Sua la dichiarazione di chiusura della gara di Asiago “Ero qui per vincere questa gara, e l’ho vinta. Ma domani c’è la prova sulla mia distanza!”. Purtroppo per la campionessa del mondo, Cesuna di Roana non le ha portato fortuna. A prevalere con un tempo ai limiti dell’incredibile è stata ancora la vincitrice della gara di venerdì (e seconda sabato) Seline Stalder: sorpresa del proprio risultato, sorpresa per come ha saputo condurre dall’inizio alla fine una gara su una carta giudicata meravigliosa e veramente “challenging”, l’atleta elvetica ha preceduto di circa 3 minuti la romena Veronica Minoiu che ha scelto proprio la lunga distanza e la prova più dura per mostrare le proprie doti orientistiche dopo due giornate “sopra il par”. Dana Brozkova ha concluso al terzo posto ma ha fatto buon viso a cattivo gioco, ammettendo di non essere riuscita a realizzare al meglio la tattica che si era prefissa in gara; ancora peggio è andata alla 4 volte campionessa del mondo Lisa Anttila (Finlandia) che non è praticamente mai stata in gara per il podio, o alla spagnola Ester Gil Brotons che ha faticato a rimanere nella top ten. Michela Guizzardi (Cus Bologna) e Christine Kirchlechner (T.O.L.) hanno lottato al massimo delle loro possibilità, congratulazioni al coraggio di Michela che ha gareggiato infortunata, rimanendo a poca distanza dal podio ma battendosi allo stesso livello delle campionesse d’oltre confine. E complimenti anche a Marina Simion (US Primiero) ed Adrienne Brandi (Corsa Or. Club Roma) che con un piazzamento nella top ten hanno conquistato qualche scalpo importante; se per Marina Simion è un ritorno alla piena forma in vista dei prossimi Campionati Italiani, per la giovanissima atleta laziale è un installarsi stabilmente nella parte alta delle classifiche Elite, segno che l’atleta sta veramente bruciando le tappe come dimostrato in tutta la 3 giorni dell’Altopiano.
Classifiche, commenti e foto sono disponibili sul sito www.highlandsopen.com
Stefano Galletti Stegal67@hotmail.com [elenco articoli][articolo precedente][articolo successivo]
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